Qabiria

L’idea di Qabiria nasce ai tavoli del bar dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona. All’inizio non avevamo neanche un ufficio e il server aziendale con il programma di gestione che usavamo allora, ]project-open[, lo tenevo a casa mia. Eravamo un ibrido tra agenzia e pool di traduttori, e ci richiedevano soprattutto traduzioni tecniche di manuali, cataloghi, schede prodotto, poi abbiamo virato sempre di più sulla localizzazione. A questa attività si affiancava quella di formazione e consulenza per altre agenzie e traduttori.

Soprattutto i primi anni abbiamo partecipato a molte conferenze del settore, prima come pubblico e poi come relatori. In questa veste siamo stati invitati a parlare di volta in volta di traduzione automatica, gestione progetti, tecnologie applicate alla traduzione e alla localizzazione a varie conferenze in Spagna, Italia e Germania.

Il fatto di lavorare sia su Windows che su macOS ha determinato la scelta di OmegaT come CAT tool. Ne siamo diventati utenti esperti e nel 2012 abbiamo pubblicato un manuale intitolato Guida completa a OmegaT – Tecniche, trucchi e consigli per traduttori e project manager.

Principalmente mi dedico alla gestione dei progetti, per i quali mi avvalgo di una squadra di una decina di traduttori fissi e una miriade di altri traduttori saltuari. Nel corso degli anni ho avuto il piacere di collaborare con decine di clienti di tutte le dimensioni e dei settori più disparati, in particolare organizzazioni internazionali, come la Conferenza delle Regioni Periferiche Marittime e Arco Latino, AIRE Ancient Baths, Jamendo…

Ho dato corsi di formazione su varie tecnologie applicate alla traduzione sia ad altre agenzie che a traduttori freelance. In particolare sono esperto nell’uso del CAT tool gratuito e open-source OmegaT, sul quale ho dato anche un corso al Màster de Tradumàtica della Universitat Autònoma de Barcelona.

Da quando poi Qabiria è cresciuta abbastanza da richiedere un ufficio, abbiamo ospitato molti tirocinanti e studenti Erasmus+, ai quali abbiamo insegnato come funziona il settore e come si lavora in un’agenzia di traduzioni.

In quest’ottica abbiamo creato e gestiamo DiventareTraduttori, un sito di domande e risposte per chi vuole dedicarsi alla nostra professione. In poco tempo è diventato un punto di riferimento nell’ambiente e ha accumulato centinaia di domande e risposte sugli argomenti più vari, dalle questioni economiche alle associazioni di categoria.

Per saperne di più sul mio profilo professionale, consulta la mia pagina su LinkedIn.

Come ci sono arrivato

Sono uscito dal liceo classico con 43/60. Un voto che non rende giustizia della mia preparazione, ma riflette in modo abbastanza accurato il mio livello di maturità di allora. Mi sono iscritto al Politecnico di Torino, al corso di ingegneria gestionale. In realtà l’idea iniziale era prendere un diploma universitario in design offerto insieme a un’università inglese, che comportava frequentare un semestre a Torino e quello successivo a Brighton, per 3 anni. Al momento di formalizzare l’iscrizione però mi sono tirato indietro e ho scelto di stare a Torino per i 5 anni della laurea in ingegneria. Ma le cose sarebbero andate molto diversamente. 

Resisto al Politecnico solo un semestre, non riuscendo ahimè a tenere il passo quasi da subito. All’inizio del 1998 abbandono ingegneria e mi metto a rinforzare il mio inglese in una scuola di lingue di Torino, che preparava gli studenti a passare il TOEFL e altri esami di inglese. Grazie a loro e a una vacanza studio a Dublino ho passato il First Certificate dell’università di Oxford e il Proficiency dell’università del Michigan. L’intenzione a questo punto è di iscrivermi al diploma universitario per traduttori e interpreti che aveva sede a Cussanio, nei pressi di Fossano. Anche questa volta però sono costretto a cambiare i miei piani, in quanto quell’anno non avrebbero aperto le iscrizioni perché non si arrivava al numero minimo di iscritti. Quindi ripiego sul corso di laurea quadriennale di lingue a Torino. A settembre, subito prima di iniziare le lezioni a Palazzo Nuovo, faccio un corso intensivo di tedesco al Goethe Institut di 5 settimane.

Ho studiato spagnolo per quattro anni e inglese per tre, indirizzo editoriale, perché cominciavo a maturare l’idea di dedicarmi alla traduzione, ma naturalmente quella letteraria! Il terzo anno l’ho passato in Erasmus a Barcellona alla facoltà di Filologia della UB. Poco dopo il rientro conosco a un convegno letterario di Cuneo Víctor Ramírez, scrittore delle Isole Canarie, che mi ha regalato vari suoi romanzi in quell’occasione. Tra questi c’è Nos dejaron el muerto, che mi colpisce talmente da spingermi a tradurlo in italiano. Nasce così la base per la mia tesi di laurea, che scrivo nei mesi in cui sono a Las Palmas de Gran Canaria per insegnare italiano.

Qualche anno più tardi, grazie all’intercessione del prof. Danilo Manera, la mia traduzione viene pubblicata con il titolo La stuoia di palma nella collana Azulejos di Edizioni Estemporanee. Ho anche l’occasione di presentare il romanzo all’Instututo Cervantes di Roma e di Milano. Nel frattempo mi sono trasferito a Barcellona, dove sono stato assunto da Marco Cevoli come project manager di italiano nell’ufficio traduzioni di VAW-arvato, una multinazionale specializzata in documentazione tecnica. Qui per un anno e mezzo ho avuto la possibilità di imparare i segreti del mestiere, l’uso dei CAT tool, la gestione progetti, la traduzione tecnica…

Avvalendoci dell’esperienza maturata insieme, Marco e io decidiamo di metterci in proprio.